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Un Ipermercato cinese sulla superstrada Rimini-San Marino. La Finanza sequestra molti articoli

Scritto da - giovedì, 26 gennaio 2012 Bookmark and Share 

oltre 2mila mq, sorto quasi dal giorno alla notte sulla Superstrada per San Marino. E pieno zeppo dimerce contraffatta e articoli sulla cui provenienza è come al solito buio fitto. C’era sì il marchio Ce, peccato che stesse a significare Chine Express. I militari della Compagnia della Guardia di finanza ci sono andati lunedì scorso, sequestrando una montagna di roba e stilando verbali per migliaia di euro.

Una denuncia penale ha raggiunto invece il rappresentante legale dell’iper, un cinese, di 48 anni, che viveva a Roma e che ora risulta residente a Coriano. Lui quasi non parla l’italiano, e gli investigatori hanno il sospetto che dietro ci possa essere qualcun’altro. L’unica traccia lasciata dalla merce che hanno le Fiamme Gialle, porta fino a Napoli. Lo store, hanno accertato, fatturava dai 7mila ai 10mila euro al giorno.

Contraffazione e difesa della salute del consumatore è un altro fronte che la Finanza riminese ha deciso di non trascurare. In particolare, hanno puntato l’attenzione sulla merce proveniente dalla Cina, ed è in quest’ambito che hanno deciso di effettuare un controllo su quella sorta di iper, alzato solo nel novembre scorso. Appena arrivati, si sono accorti che c’erano telecamere puntate su dipendenti (tra i quali anche alcuni italiani) e clienti (il che è costato all’«azienda» una multa di 12mila euro).

Poi è saltata fuori la montagna di cd e dvd marcati Verbatim, circa 8.500, ma falsi come Giuda.

Via via che perquisivano i magazzini limitrofi, scovavano altra merce sospetta, articoli informatici ed elettronici, casalinghi e quant’altro che sono risultati poi del tutto privi delle indicazioni e delle informazioni destinate alla tutela del consumatore. Erano a prezzi stracciati, una concorrenza sleale che i finanzieri definiscono una vera «aggressione economica». I finanzieri hanno sequestrato 10mila pezzi, oltre agli 8.500 tra cd e dvd, stilando una lunga serie di violazioni che si trasformeranno in un ‘conto’ salatissimo che potrà aumentare su decisione della Camera di Commercio. Le indagini sono tutt’altro che concluse. Gli investigatori si stanno concentrando sulle società fornitrici, gestite da cittadini cinesi e localizzate nella provincia di Napoli. Il Resto del Carlino

I prezzi molto convenienti avevano dato vita a un grosso giro d’affari, nonostante il maxi store, sulla superstrada per San Marino, a Cerasolo, avesse aperto solo da alcuni mesi. Nei giorni di Natale il negozio era arrivato a incassare tra i 7 e i 10mila euro al giorno. Molti clienti erano stati attirati dai prezzi stracciati dei cd vergini a marchio Verbatim: venduti a appena 40 centesimi. Difficile da notare per un occhio inesperto, ma tutto, i codici mancanti, le confezioni, l’imballaggio esterno, dicevano il motivo di quel prezzo: erano contraffatti. La Finanza ha sequestrato 8mila tra cd e dvd che non rispondevano alle norme del Codice di Consumo. Stesso discorso per prodotti informatici o elettronici venduti, o per la casa, come grattugie o pelapatate: in questo caso l’indicazione dei materiali, che qui mancava, serve a scongiurare rischi per la salute. Il marchio C.E che compariva su alcuni prodotti, conosciuto dai consumatori italiani come marchio della comunità europea, stava in realtà per China Export. Per i cd, il sospetto è che passassero dal porto di Napoli. “I consumatori devono capire che comprare prodotti sprovvisti di queste informazioni comporta rischi per la salute. I nostri controlli sui negozi che vendono prodotti importati dalla Cina non si fermano qui” spiega il Capitano Antonio Mariella, comandante della compagnia della Gdf di Rimini.

Ci sono ora due aspetti della questione: uno penale. Il rappresentante legale del negozio, un cinese di 49 anni residente a Coriano, è stato indagato per la contraffazione e la merce contraffatta (c’erano anche portachiavi e accendini con il marchio di note case automobilistiche) si trova sequestrata in custodia giudiziaria presso lo stesso negozio. C’è poi la sanzione amministrativa: ancora da definire esattamente, ma sicuramente salata, nell’ordine dei 20 mila euro totali (tanto vale la merce sequestrata tra l’altro). Sanzionato dai Finanzieri, per ben 12mila euro, un aspetto: il mancato rispetto della normativa sulla privacy nell’uso delle telecamere. I clienti venivano filmati senza l’esposizione dei cartelli informativi e le telecamere venivano puntate anche sui dipendenti, una quindicina: per la maggior parte cinesi, tra loro c’erano anche un paio di italiani. NQ News


Erba Vita

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