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La battaglia di Arzilli per mettere fine all’attività, giudicata illegale, di Salvatore Vargiu – Giuseppe Maria Morganti, La Tribuna

Scritto da - venerdì, 20 gennaio 2012 Bookmark and Share 

Il segretario all’Industria meravigliato che certi personaggi, non graditi a San Marino, potessero muoversi in totale libertà e continuare a vivere in Repubblica

Sulla storia dei pedinamenti si innesca anche la vicenda che il 6 maggio 2009 ha portato il Congresso di Stato a revocare la licenza alla Cio.

La vicenda, dai contorni poco chiari, nasce da un fatto di cronaca che riguarda un dipendente della Cio stessa sorpreso dalla Gendarmeria in atteggiamento sospetto dietro ad alcuni cassonetti nei pressi di Fiorina (dove aveva sede la Fingestus).

Vargiu sostenne all’epoca di possedere specifiche autorizzazioni per svolgere l’attività di investigazione sul territorio ricevute direttamente dal governo.

Il Segretario Arzilli reagì prontamente alla dichiarazione di Vargiu e valutando illegale l’attività, propose la revoca della licenza.

Ma solo dopo pochi mesi Vargiu trovò il modo per tornare ad essere operativo, acquistando un’altra licenza e intestandone le azioni alla moglie.

Si trattava della Sicurpol srl, che in realtà nasceva dalla trasformazione della Protector srl, una società già esistente ma non operativa.

Il 7 settembre (il giorno dopo la pubblicazione della denuncia da parte del nostro giornale) il Segretario Arzilli dichiarò di essere “meravigliato che certi personaggi, non graditi a San Marino, potessero muoversi in totale libertà e continuare a vivere in Repubblica nonostante non abbiano la residenza”.

Si aprì così un altro inquietante capitolo.

Mentre l’8 settembre Arzilli dichiara la predisposizione di un regolamento sulle agenzie di investigazione che di fatto bloccava l’attività anche della Sicurpol, il 16 dello stesso mese, Vargiu si lasciò andare ad alcune dichiarazioni pesanti dal tono ricattatorio. Dichiarò di essere in possesso di tabulati e nomi di centinaia di titolari di conti correnti accesi sul Titano da cui emergerebbe traffico di denaro ed evasione fiscale e di aver ricevuto un incarico per smascherare il voto di scambio alle ultime elezioni politiche.

Arzilli non si fece intimidire, presentò a nome del governo un esposto in Tribunale teso a fare piena luce su un ulteriore, inquietante episodio, quello della residenza a Vargiu.

L’investigatore aveva infatti dichiarato di risiedere in Repubblica presso una foresteria e che la gendarmeria ne fosse al corrente. Il mistero si infittisce perché l’unico organo che avrebbe potuto concedere il permesso di soggiorno era invece il Congresso di Stato, ma dagli atti questo non risultava.

Vi fu un rimpallo delle responsabilità fra governo, gendarmeria e all’interno stesso della gendarmeria, senza però appordare alla verità tanto che il giallo resta ancora tutto da chiarire.

Il fatto però dimostra come Vargiu in Repubblica godesse di protezioni e conferma la frase scritta nell’ordinanza della Procura di Rimini in cui si dice che il maresciallo Enrico Nanni fu presentato a Salvatore Vargiu “da persona influente di San Marino diversi anni fa, e da allora iniziò un rapporto di conoscenza che sfociò in amicizia e poi in collaborazione”.


Erba Vita

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