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	<title>Giornale.sm &#187; Editoriali</title>
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		<title>Confini aperti &#8211; Alberto Chezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 06:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presentazione venerdì sera, da parte della Società Unione Mutuo Soccorso, dell’Addendum al volume “Limes Republicae”, curato dall’architetto Massimo Bottini e dal prof., Michele Gaudio mi ha indotto alcune riflessioni sui nostri confini.
Insieme a pochissime ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2011/07/chezzi.jpeg?ffac43"><img class="alignleft size-full wp-image-67852" title="chezzi" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2011/07/chezzi.jpeg?ffac43" alt="" width="175" height="220" /></a>La presentazione venerdì sera, da parte della Società Unione Mutuo Soccorso, dell’Addendum al volume “Limes Republicae”, curato dall’architetto Massimo Bottini e dal prof., Michele Gaudio mi ha indotto alcune riflessioni sui nostri confini.<br />
Insieme a pochissime altre realtà in Europa &#8211; il Principato di Monaco e il Vaticano &#8211; la Repubblica di San Marino ha da sempre avuto quello che tecnicamente è chiamato un “confine aperto”.<br />
Di fatto ha anticipato Shengen di parecchie centinaia di anni.<br />
Un confine, quello del Titano, che non ha mai visto l’innalzamento di steccati, fili spinati o ceck point.<br />
Anzi è sempre stato valorizzato come elemento di apertura e accoglienza nei confronti dei non sammarinesi.<br />
Intimamente connesso con il valore cardine di questa piccola comunità, la libertà, che ha mantenuto indenne nei secoli.<br />
<span id="more-82841"></span>Assunto come icona dell’identità di un popolo.<br />
Le terre di confine hanno sempre avuto, come comune denominatore, una problematica legata alla potestà di imporre fiscalità all’interno di un territorio ben circoscritto e delimitato.<br />
Con le immancabili discussioni e successivi accordi con il vicinato, che almeno dal 1300 in avanti, ci hanno permesso di non dipendere da nessuno. Nemini Teneri.<br />
Confini aperti che hanno permesso di dare rifugio a chi nel corso dei secoli, ha chiesto aiuto e protezione a questa piccola Repubblica.<br />
Confini aperti che, invece di blindare la piccola comunità sammarinese, ne hanno favorito gli interscambi non solo economici con le realtà vicine.<br />
Anche di persone se è vero che ospitiamo la più grande comunità, in percentuale, d’italiani all’estero e occupiamo lavoratori – i cosiddetti frontalieri – in maniera significativa per la nostra realtà.<br />
Un’osmosi questa, in entrambi i sensi, considerato che San Marino, ha da sempre importanti comunità di sammarinesi che vivono all’estero.<br />
Confini i nostri segnati fisicamente da cippi, alberi, ruscelli.<br />
Le recenti vicissitudini con il nostro attuale vicino non ci devono però indurre a chiuderci in noi stessi.<br />
Confini i nostri che devono necessariamente rimanere aperti, non solo fisicamente ma anche e soprattutto mentalmente.<br />
L’opportunità che non dobbiamo perdere è quella di porci dei confini mentali aperti, per rimanere liberi anche mentalmente.<br />
Il tutto nel rispetto delle regole ma soprattutto di chi è a noi “vicino”.</p>
<p>Alberto Rino Chezzi</p>
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		<title>&#8221;Sviluppo economico e democrazia&#8221;&#8230;&#8230;&#8230;.di Pietro Masiello</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Una analisi economico – politica, tra vecchie teorie e realtà globali in veloce cambiamento
Nel 1992 usciva il libro di Francis Fukuyama 1), nel quale il docente universitario di Washington, profetizzava la fine della storia , ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455953-alle-18.46.18.png?ffac43"><img class="alignleft size-full wp-image-82667" title="Schermata 01-2455953 alle 18.46.18" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2012/01/Schermata-01-2455953-alle-18.46.18.png?ffac43" alt="" width="404" height="521" /></a>Una analisi economico – politica, tra vecchie teorie e realtà globali in veloce cambiamento</p>
<p>Nel 1992 usciva il libro di Francis Fukuyama 1), nel quale il docente universitario di Washington, profetizzava la fine della storia , dato che dopo la caduta dei nazifascismi e più recentemente del sistema comunista, la democrazia ed il libero mercato avevano praticamente strada libera per affermarsi ovunque e come nelle migliori favole avrebbero fatto vivere l’umanità &#8220;Felice e contenta” negli anni a venire.</p>
<p>Ma aldilà delle favole utopistiche sappiamo che in genere lo sviluppo economico si accompagna a regimi che possiamo definire democratici .</p>
<p>Ma accanto a questa interrelazione fin troppo evidente occorre tenere presente che questo idea  viene sconfessato da una realtà economica oramai ampiamente globalizzata, nella quale si delineano scenari dalle caratteristiche singolari non facilmente etichettabili nella relazione sopra enunciata.</p>
<p>È stato giustamente 2) rimarcato come “Essere democratici non sembra così importante nell’assicurare successo economico”.</p>
<p>Nel 2010 dai dati pubblicati dal sito Freedom House su 35 paesi marcatamente autoritari ben 11 hanno tassi di crescita superiori al 7% e ben 2 Etiopia e Birmania hanno raggiunto percentuali superiori al 10 %.</p>
<p>Ma crescono anche i paesi a democrazia non proprio estesa come la Cina che conserva  tassi di crescita a due cifre oramai da vari anni.</p>
<p>Ma che cosa definiamo esattamente con la dizione democrazia ?.</p>
<p>Usando la definizione del professor Sartori: “Sistema politico caratterizzato dalla esistenza di partiti politici che competono, in cui la maggioranza rispetta i diritti delle minoranze ed esistono istituzioni che limitano il potere del governo e ne accertano le responsabilità”.</p>
<p>Alla luce di questa sintesi è palese però come si abbia sviluppo sia nei paesi democratici sia in paesi autoritari a vario titolo, e che spesso nei paesi sottosviluppati lo sviluppo a tassi sostenuti è dovuto quasi sempre al bassissimo livello di partenza.</p>
<p><span id="more-82666"></span>Esemplare è l’esempio fornito dallo Zimbawe, paese africano sotto dittatura ma con un tasso di crescita nel 2010 pari al 9% in un paese in piena crisi sociale ed umanitaria, ove folle di persone muoiono per denutrizione o scarse cure sanitarie, con un dittatore che trascorre il suo tempo a sedare tutti i tentavivi di insurrezioni delle opposizioni e dove la maggior parte della ricchezza prodotta alimenta quasi esclusivamente l’elite che appoggia il dittatore al potere.</p>
<p>Ma come sostenuto nell’antichità da Aristotele che sosteneva come lo sviluppo economico fosse la condizione necesssaria per una democrazia stabile; e come ribadito dal sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti secondo cui   &#8220;Economic development makes democracy possible&#8221;, ma discutendo dell’assunto insito in questa frase vediamo come anche questo ”Prima viene lo sviluppo, la democrazia arriva dopo” sia fortemente opinabile, basta guardare all’ India paese sicuramente democratico anche prima dell’accellerato sviluppo che ha subito la sua economia negli ultimi anni.</p>
<p>Fatte queste precisazioni possiamo abbozzare una evidenza empirica tra i due elementi considerati, non assoluta e non generale dato che sia lo sviluppo economico che quello democratico sono il risultato di interazioni di numerosi fattori di carattere storico, culturale, religioso, economico, sociale, ed ambientale con esiti spesso originali ed inaspettati.</p>
<p>E’ pacifico che eseguita questa operazione di demistificazione altri sono gli urgenti problemi che si pongono, tra questi :</p>
<ul>
<li>Parlare di sviluppo economico non chiarisce in quale direzione questo avvenga: ci sono paesi in forte ascesa economica perche’ producono e vendono armi, altri perche’ inquinano e degradano massicciamente il loro territorio, altri paesi favoriscono la globalizzazione facendo transitare sul proprio sistema finanziario proventi di attivita’non sempre lecite.</li>
<li>Chiediamoci se abbia ancora senso parlare di rapporto tra democrazia e sviluppo quando la cosiddetta Globalizzazione cioe’ la concorrenza economica tra stati che ha portato ad una crescita vertiginosa dei beni prodotti (nel 2000 il PIL planetario e’ stato di 42 miliardi di dollari, ben sette volte di piu’ quello prodotto nel 1950). Ma da controaltare a tutto questo troviamo che aumenta la forbice tra paesi ricchi e paesi poveri, un aumento su scala quasi globale delle diseguaglianze sociali con accentuata perdita dei diritti specie in ambito lavorativo ma non solo dato che specie nei paesi piu’ industrializzati e’ in atto una veloce e sostenuta riduzione delle assistenze nei suoi vari aspetti (sanita’, istruzione, lavoro, pensioni).</li>
</ul>
<p>Siamo in presenza di stati nazionali e dei loro parlamenti che sono cosi’ deboli che subiscono passivamente i desiderata dei mercati e come ben espresso 3) “ La politica dovrebbe dare ai mercati quello che forse potrebbero volere in futuro, anche se ora non sembrano chiederlo”.</p>
<p>Un sistema ormai consolidato ove più che gli stati sono le Corporations internazionali a dettare legge in assenza di un efficiente diritto internazionale tali elite giustamente definite 4) “Nuova classe capitalistica transnazionale”.</p>
<ul>
<li>In questa era di Turbocapitalismo anche la Chiesa cattolica ha espresso forti riserve ed incisive critiche sulle finalità ultime e sui risultati prodotti dal sistema capitalistico, chiedendo che lo scopo ultimo della produzione economica non sia il profitto privato ma il bene della societa’, ma appare fin troppo evidente come con tale esortazione si chieda allo sviluppo economico di non fare lo sviluppo economico togliendogli il suo principale motore, ossia il profitto come ci ha ben spiegato Adam Smith. Va detto che un tratto incisivo delle democrazie dovrebbe essere quello di attuare politiche regolatorie del mercato, ma la realtà evidenzia come tali politiche siano sempre meno incisive , ne è un esempio l’ultimo accordo sull’inquinamento e sul clima di Durban dello scorso anno boicottato dai paesi industriali.</li>
<li>Va detto che il pensiero unico neo liberista scricchiola un po dappertutto, mentre fioriscono nuove teorie come la teoria della “Decrescita economica” nella quale si enuncia come il futuro del pianeta passi per una drastica riduzione della produzione, sia per la limitatezza delle risorse non rinnovabili, sia per le conseguenze negative derivanti dall massivo inquinamento, oltre all’evidente collasso delle aree urbane, vedremo l’esito e gli sviluppi futuri, e vedremo quale risultati raggiungeranno i diffusi ed internazionali movimenti di protesta, anche se i messaggi pubblicizzati non sono sempre univoci e chiari.</li>
</ul>
<p>Alla fine avevamo molto ragione gli uomini d’ affari inglesi che dicevano “ Business is business” e tutto questo fa poco rima con la parola democrazia con buona pace per le idee del sig. Francis Fukuyama.</p>
<p>Masiello Pietro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://darkangel38.blog.kataweb.it</p>
<div></div>
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		<title>Naufragio Costa Concordia. Quella gara di stupidità tra uomo e tecnologia &#8211; Il Giornale, Vittorio Feltri</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 22:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sala di comando della nave Concordia qualcosa è andato storto. Siamo sicuri che i computer non abbiano moltiplicato gli errori umani?
La natura se ne infischia della tecnologia e ogni tanto lo dimostra in modo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/07/Feltri1.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-large wp-image-43368" title="Feltri" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/07/Feltri1-565x422.jpg?ffac43" alt="" width="565" height="422" /></a>Nella sala di comando della nave Concordia qualcosa è andato storto. Siamo sicuri che i computer non abbiano moltiplicato gli errori umani?</p>
<p><strong>L</strong>a natura se ne infischia della tecnologia e ogni tanto lo dimostra in modo violento, quasi una ribellione al tentativo velleitario dell’uomo di domarla. Non so con esattezza perché la Costa Concordia, un gigante coi piedi d’argilla, si sia accasciata come un pachiderma ferito dal classico topolino che gli ha bucato l’orecchio.</p>
<p>Dicono che prima di emettere sentenze si debba attendere l’esame della scatola nera: ce n’è una anche sulle navi, registra ogni manovra.</p>
<p>Vabbé. Aspettiamo. Intanto però leggiamo resoconti dell’incidente (sciagura) e ascoltiamo testimonianze e reazioni. Come sempre, il primo responsabile è stato identificato nel comandante: non avrebbe fatto, non avrebbe previsto, insomma avrebbe agito con superficialità. L’impressione è che lo abbiano già condannato, secondo costume giudiziario. È in prigione: un anticipo di pena. Casomai non avesse colpe, pazienza: un po’ di galera serve a rammentare che siamo tutti in libertà provvisoria.</p>
<p><span id="more-81583"></span>Ci hanno insegnato che la carcerazione preventiva scatta obbligatoriamente quando vi sia il timore che l’indagato possa reiterare il reato di cui lo si accusa. Siccome però questo povero comandante non dispone di altri piroscafi, come farebbe a reiterare il reato? Forse giocando con le barchette di carta nella vasca da bagno? Oddio, la carcerazione preventiva scatta obbligatoriamente anche se si teme la fuga del presunto reo o che questi inquini le prove. Quesito: inquinare le prove su un’imbarcazione affondata è alla portata del comandante? Quanto al pericolo di fuga, viene da ridere solo a pensarci. Fuggire dove? Non importa. In Italia è così: si comincia con il carcere, poi si vedrà.</p>
<p>Torniamo alla Costa Concordia. Che lambisce l’isola del Giglio, sbatte su uno scoglio, che sarà lì da alcune migliaia di anni, e cola a picco come un gommone. A bordo migliaia di persone. Immaginiamo gli effetti del panico, la disperazione collettiva, l’istinto di sopravvivenza che rende cattivi, cinici. Le cronache raccontano che molti passeggeri si rubavano il salvagente l’un l’altro. Crepa tu che mi salvo io. Versione volgare di<em> mors tua vita mea .</em> Non è una bella regola ma viene sempre applicata quando si tratta di tirare a casa la pelle. Delle donne, dei bambini e dei vecchi, chi se ne frega.</p>
<p>Ciò che tutti si chiedono, però, è come sia possibile che un colosso galleggiante varato sei anni fa, modernissimo, supertecnologico, dotato di sofisticati sistemi di sicurezza faccia la fine di un peschereccio logorato da mezzo secolo di navigazione. Tra l’altro, non in mezzo all’oceano in burrasca o nei mari del Nord punteggiati di iceberg, ma nel Mediterraneo che, praticamente, è un placido lago salato.</p>
<p>Ho un sospetto, forse ingenuo. D’altronde non sono un marinaio e neppure un bagnino. Ho solo qualche dimestichezza con la realtà. Negli ultimi anni l’umanità ha dato troppo spazio e troppa fiducia al computer e derivati. Non c’è settore lavorativo, non c’è mezzo di trasporto, non c’è niente ormai che non dipenda dai cosiddetti cervelli elettronici. I quali non solo dominano i cervelli nostri ma li hanno sostituiti.</p>
<p>Una volta qui in redazione si bloccò il sistema editoriale e non ci fu verso di riparare il guasto. I tecnici informatici allargarono le braccia e ci comunicarono: proveremo domani ad aggiustarlo.<br />
Rimanemmo impietriti.<em> Il Giornale</em> era pressoché pronto per essere stampato, ma non andò in edicola.</p>
<p>La carta è sparita. I giornalisti scrivono, titolano, compongono le pagine su uno schermo illuminato. Non c’è nulla di palpabile. Se fai una correzione a un testo,l’indomani spesso anziché un errore ne escono due. Chi è stato? Hai voglia di urlare e sacramentare. Ti dicono che il computer non ha accettato la modifica. Non solo. Siccome lo hai disturbato, si è vendicato e ti ha ficcato un ulteriore sbaglio nell’articolo. Quando rileggi, ti spareresti. Dacché le tecnologie hanno reso superflui i correttori (licenziati col pretesto che le macchine sono più precise di loro), i quotidiani sono pieni di strafalcioni. Ieri in un mio pezzo avevo scritto: «L’euro è incapace di rappresentare&#8230;». Poi ho sostituito «incapace» con «inidoneo». È uscito «inidoneo di&#8230;». Che in italiano non esiste.</p>
<p>Questo per dire che l’uomo è stupido per conto proprio e, se si illude che il computer sia in grado di rimediare alle sue fesserie, addio. Il risultato è un disastro. Finché l’errore viene stampato su un foglio di carta, passi. Ma se incide disgraziatamente sulla rotta di una nave, le conseguenze sono gravi. Ecco. Non vorrei che le tecnologie avanzate, pur con tutti i loro pregi, abbiano incrementato la faciloneria di chi a esse si affida incondizionatamente, sicuro che non tradiranno. In altre parole, temo che l’uomo abbia perduto la propria capacità di concentrazione e la propria attenzione a ciò che fa, persuaso che l’elettronica sia più intelligente di lui, quindi infallibile.</p>
<p>Ancora. Da anni gli alberghi- ed è solo un esempio &#8211; hanno abolito le chiavi per aprire le porte delle camere, e adottato delle tessere magnetiche, di certo più comode e meno ingombranti. Se, come suppongo, sulla Costa Concordia le serrature funzionavano con la tessera, capisco perché quella coppia di coreani sia rimasta prigioniera in cabina senza riuscire a fuggire. La chiave è manuale e basta girarla, ma se la tessera magnetica si smagnetizza per una causa qualsiasi, stai fresco: l’uscio non si spalanca.</p>
<p>Siamo sicuri che nella sala comando del Concordia qualcosa non sia andato storto? Che un computer non abbia fatto i capricci, mancando di segnalare il pericolo dello scoglio? Oppurepossiamo escludere che gli ufficiali addetti, fidandosi ciecamente dell’elettronica, non abbiano trascurato di esercitare i dovuti controlli? Facile adesso dire che sono stati degli incoscienti. Ma se la nostra civiltà si basa sull’infallibilità (che tale non è) delle macchine, ovvio che la tensione personale del comandante e dei suoi aiutanti possa essere venuta meno.</p>
<p>Quanta più dimestichezza hai col computer e tanto più alto è il rischio che esso ti faccia del male. Mi è capitato di pigiare un tasto al posto di un altro sul telefono cellulare, provocando la cancellazione immediata della memoria contenente l’agenda. Di punto in bianco non avevo più un solo numero. Ricostruire l’elenco mi è costato una settimana di lavoro. Una sciocchezza, ma indicativa.<br />
E che dire delle automobili? Ne ho in dotazione una imbottita di centraline elettroniche. Una piccola avaria e la vettura si inchioda per strada. Non parte. Non si aprono più gli sportelli. Ho tentato di leggere il libretto di istruzioni: 250 pagine fitte fitte e incomprensibili come un trattato di meccanica quantistica. Venerdì scorso ho acquistato un rasoio elettrico, non un jet. Nella confezione c’era pure il manuale d’uso:70 pagine,che ho rinunciato a compulsare. Sono tornato alla lametta e al pennello. Già. Che barba. So che è velleitario ribellarsi all’eccesso di tecnologia. Chiedo solo che il computer non diventi una divinità, perché è cretino almeno quanto noi che lo usiamo.</p>
<p>Siamo schiavi della tecnologia. Che è ottima in situazioni di normalità, ma in quelle d’emergenza può ingannarti o addirittura ucciderti.</p>
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		<title>Caso Cosentino. I retroscena della Lega Nord!&#8230;di Gianni Toffali (Verona)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La camera ha negato l’arresto di Cosentino.
A fronte di una richiesta di arresto priva di riscontri oggettivi, a fare scandalo non è stata la sinistra che come da “buona” tradizione marxista, ama il tintinnio delle ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-large wp-image-49851" title="Gianni Toffali" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali-565x423.jpg?ffac43" alt="" width="565" height="423" /></a>La camera ha negato l’arresto di Cosentino.</p>
<p>A fronte di una richiesta di arresto priva di riscontri oggettivi, a fare scandalo non è stata la sinistra che come da “buona” tradizione marxista, ama il tintinnio delle manette più della libertà, ma il voto favorevole all’arresto di Maroni e le dichiarazioni pro galera del sindaco veronese Tosi.</p>
<p>Come hanno coraggiosamente fatto notare i radicali e alcuni esponenti della Lega vicino a Bossi, dagli atti processuali a carico di Cosentino, sono emerse unicamente folate di fumus persecutionis esalato dai soliti magistrati rossi ed ideologizzati.</p>
<p>Nulla di strano sotto il sole, la sinistra ha pedissequamente ripetuto il sempiterno cliché di sempre: laddove non riesce la  politica, “sopperisce” la toga, ovviamente amica.</p>
<p>Fanno specie invece le parole di Maroni e Tosi che, per ambizioni individuali, per spodestare il trono a Bossi, per prendere in mano le redini della Lega e per rompere l’alleanza con Berlusconi, si sono prodigati per mandare in galera un loro alleato. Se è vero che il potere logora chi del tutto non ce l’ha, è altrettanto vero che troppe luci mediatiche, logorano la pietà umana e amplificano boria e orgoglio.<br />
Gianni Toffali  Verona</p>
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		<item>
		<title>Gianni Toffali a Giornale.sm su Don Verzè</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 19:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[L’opinione pubblica è convinta che i “peccati” maggiori dello scomparso don Verzè siano imputabili alla sue poco chiare attività imprenditoriali. Il potere, come la ricchezza, logora chi non ce l’ha. Non è quindi da escludere ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-medium wp-image-49851" title="Gianni Toffali" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali-300x225.jpg?ffac43" alt="" width="300" height="225" /></a>L’opinione pubblica è convinta che i “peccati” maggiori dello scomparso don Verzè siano imputabili alla sue poco chiare attività imprenditoriali. Il potere, come la ricchezza, logora chi non ce l’ha. Non è quindi da escludere che le inchieste che riguardano gli indubitabili poli d’eccellenza realizzati, possano essere state suggerite da “manine invidiose” desiderose di soffiargli l’osso. Sarà dunque la magistratura a sancire la colpevolezza o l’innocenza dell’imprenditore Verzè. L’uomo Verzè, va dunque “giudicato” per le dichiarazioni rilasciate nelle vesti di uomo di chiesa. Anche se don Verzè era allergico a tonache e panni sacri, le sue “sparate” pubbliche hanno ripetutamente scandalizzato la cattolicità italiana. Posizione affatto ortodosse che nel 1964 avevano indotto la Curia milanese a comminargli “la proibizione di esercitare il Sacro ministero” e nel 1973, a sospenderlo a divinis. Entrambe le “condanne”, furono in seguito, misteriosamente revocate. Errore gravissimo da parte di una chiesa post conciliare buonista e lassista che (volontariamente) si <span id="more-80404"></span>dimenticò di distinguere tra errore ed errante, assolvendo così peccato (posizioni ereticali contrarie al magistero) e peccatore. I “traviamenti” dottrinali del prete Verzè sono stati molteplici. Dall’esercitare un magistero parallelo rispetto alle posizioni ufficiali della dottrina cattolica, passando per l’arruolamento nelle sue strutture di pensatori ateo progressisti come Massimo Cacciari, Emanuele Severino e Roberta de Monticelli, per finire con la famosa lezione di come fare il papa pubblicata sul Corriere della Sera. Se è vero come è vero che solo Dio può giudicare la sua anima, resterà solo da comprendere i motivi per cui suoi diretti responsabili, vale a dire i vescovi veronesi non lo abbiano pubblicamente richiamato, o se necessario, sospeso a divinis. Il buonismo non genera umiltà e pentimento, bensì superbia ed ego sconfinato. Gianni Toffali &#8211; Verona</p>
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		<title>L’ORO DI NAPOLITANO: SACRIFICI PER GLI ALTRI &#8211; di Vittorio Feltri, Il Giornale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente parla come un premier per dire che le rinunce salvano il Paese. Ma il Quirinale non taglia
Ogni dodici mesi, con la puntualità di una cambiale, cala dal Colle il discorso augurale del presidente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/07/Feltri1.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-large wp-image-43368" title="Feltri" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/07/Feltri1-565x422.jpg?ffac43" alt="" width="565" height="422" /></a>Il presidente parla come un premier per dire che le rinunce salvano il Paese. Ma il Quirinale non taglia</strong></p>
<p>Ogni dodici mesi, con la puntualità di una cambiale, cala dal Colle il discorso augurale del presidente della Repubblica, e a noi corre l’obbligo di commentarlo, cioè di prenderlo sul serio. Lo facciamo volentieri, quasi. Diciamo subito che Giorgio Napolitano, diversamente dagli altri anni, stavolta è stato meno retorico. Ha usato un linguaggio semplice e ha affrontato problemi concreti, evitando di spalmare le sue parole su tutto lo scibile politico. Questo è un merito ed è onesto riconoscerglielo. Aggiungiamo che è non sembrato tanto un messaggio da capo dello Stato, quanto piuttosto da premier. Abbiamo perfino pensato che Napolitano, nella circostanza, abbia voluto tenere bordone a Mario Monti(sua creatura, notoriamente), sostenerlo, incoraggiarlo, legittimarne l’operato. Non è un caso, crediamo, che egli si sia soffermato a lungo sulla necessità di sopportare i sacrifici imposti dal governo ai cittadini (tasse, tasse e ancora tasse), indispensabili <span id="more-80389"></span>non solo per sistemare i conti, ma anche e soprattutto per ridare credibilità all’Italia, dando per acquisito che tale credibilità fosse stata compromessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per andare giù piatti, il Quirinale si è sbilanciato a favore del presidente del Consiglio, suscitando l’impressione di esserne diventato una specie di ufficio stampa e propaganda. Niente di illecito, per carità; ma possiamo dire che è abbastanza irrituale che il garante della Costituzione e dell’Unità nazionale si trasformi in garante del premier da lui scelto (dopo averlo nominato senatore a vita) senza nemmeno consultare i partiti, il Parlamento. Egli, in sostanza, non sappiamo se volontariamente o no, ha confermato di avere assunto negli ultimi tempi un ruolo di guida politica più che di custode asettico delle istituzioni. D’altronde bisogna capire. Il Paese sta attraversando un periodo difficile, e qualche anomalia comportamentale in chi ha la responsabilità di portarlo fuori dalle secche è tollerabile. È un fatto che Napolitano, essendosi esposto nel dichiarare che la manovra di Monti è stata provvidenziale, qualora le cose andassero male, cioè se quella manovra non desse i risultati sperati, ne dovrebbe moralmente rispondere agli italiani. In altri termini, quello in carica non si può definire esecutivo Monti, bensì esecutivo Napolitano-Monti. Questo da sabato sera è ufficiale, perché ha avuto il suggello del Colle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ciò sottolineato, veniamo ai contenuti del pistolotto quirinalizio: i sacrifici, appunto. Che sono parecchi e pesanti. Tuttavia la gente, consapevole del momentaccio, non si è stracciata le vesti: si è rassegnata, fornendo una prova di saggezza che, purtroppo, non ha trovato riscontro nella condotta degli uomini cui è affidata la conduzione del Palazzo. Anzi, dei palazzi del potere. A cominciare dallo stesso Quirinale che non ha compiuto un solo gesto per dimostrare al popolo di essergli vicino nei fatti oltre che nello spirito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non si ha notizia che Napolitano, per questioni sia etiche sia estetiche, abbia ordinato di ridimensionare le spese della «reggia», assai più consistenti rispetto a quelle di analoghe istituzioni europee: Eliseo (Francia) e Buckingham Palace (Inghilterra), per citarne due. E questo, i lettori ne converranno, non è bello. Di norma, quando il «principe» predica austerità e sobrietà dovrebbe praticarle lui stesso ancor prima di pretenderle dai «sudditi». Dato però che non è mai troppo tardi, invitiamo il capo dello Stato a colmare la grave lacuna. Lo diciamo con rispetto ma anche con fermezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Già che siamo in argomento, segnaliamo a lorsignori che fra venti giorni chiude il censimento delle auto blu, una miriade. Ebbene, su 10.354 amministrazioni sollecitate a dare notizie in merito al numero di macchine in dotazione, solo 5.340 si sono attivate, e di queste appena 4.627 hanno ultimato la compilazione del questionario. Nel dettaglio, le vetture con autista finora registrate sono circa 6.000, il 15 per cento di quante ne siano state stimate. Di fronte all’indecente spettacolo, ci domandiamo con quale faccia i politici si indignino per l’ondata di antipolitica che sta montando qua e là nella penisola. E con quale faccia costringano i contribuenti a fare ciò che essi si guardano dal fare. Caro presidente Napolitano, se c’è, batta un colpo. O i colpi li batterà qualcun altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vittorio Feltri, <a href="http://www.ilgiornale.it/" rel="nofollow" target="_blank">Il Giornale</a></p>
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		<title>Gianni Toffali su Moschee e Tempi laici a Genova</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 17:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Natale 2011 ha portato dei regali particolari alla città di Genova: una Moschea per gli islamici e un Tempio Laico per gli atei. Come riportato dalle cronache, il 29 dicembre la Giunta comunale di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-large wp-image-49851" title="Gianni Toffali" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali-565x423.jpg?ffac43" alt="" width="565" height="423" /></a>Il Natale 2011 ha portato dei regali particolari alla città di Genova: una Moschea per gli islamici e un Tempio Laico per gli atei. Come riportato dalle cronache, il 29 dicembre la Giunta comunale di Genova ha deliberato il via alla realizzazione di una moschea nel quartiere del Lagaccio, mentre il 28 dicembre, probabilmente per assecondare chi teme che i cimiteri cristiani possano appestare le spoglie pagane, il sindaco Marta Vincenzi ha inaugurato a Staglieno il primo Tempio Laico di Genova. Che le amministrazioni laiche e democratiche di molte città italiane fungano da inconsapevoli veicoli all’espansione dell’islam è cosa risaputa, ma che le medesime concedano Tempi Laici ai non credenti, grida vendetta al cospetto, ovviamente non di Dio, ma alla “dea” ragione. Il Devoto Oli definisce il tempio “edificio consacrato al culto della divinità, spesso concepito come dimora del dio di cui custodisce l’immagine o il simbolo culturale”. Ha dunque senso aver regalato ai pagani e ai laicisti la bellezza di 275.000 euro per commemorare dei defunti, o meglio, secondo la visione di chi non crede alla resurrezione della carne, ammassi di cellule destinati alla putrefazione e al nulla assoluto? Chi irride alle palesi contraddizioni degli atei, degli agnostici e dei razionalisti, vale a dire a coloro che credono a tutte le favole fuorché a Dio, deve avere la consapevolezza che “quando non si crede più in Dio, si finisce nel credere in tutto” (Chesterton), inclusi i Tempi Laici e le disperate quanto inutili auto consolazioni umane.<br />
Gianni Toffali Verona</p>
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		<title>L&#8217;editorialista di Giornale.sm &#8211; Gianni Toffali (Verona): &#8221;Invereconde falsità&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 19:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[“Quando uno straniero risiede nel nostro territorio, non deve essere ne’ molestato ne’ oppresso. Deve essere trattato come un nativo&#8221;. Lo ha affermato il cardinale Ravasi commentando su Twitter la strage di Firenze. Per completare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali.jpg?ffac43"><img class="alignleft size-medium wp-image-49851" title="Gianni Toffali" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2010/10/Gianni-Toffali-300x225.jpg?ffac43" alt="" width="300" height="225" /></a>“Quando uno straniero risiede nel nostro territorio, non deve essere ne’ molestato ne’ oppresso. Deve essere trattato come un nativo&#8221;. Lo ha affermato il cardinale Ravasi commentando su Twitter la strage di Firenze. Per completare l’ineccepibile concetto, onestà intellettuale avrebbe voluto che il fine teologo politologo tuttologo aggiungesse che “quando uno straniero risiede nel nostro territorio, non deve molestare, né opprimere i nativi, né fare disonesta concorrenza ai commercianti che pagano le tasse”. Probabilmente gli alti studi del presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura non gli sono bastati per <span id="more-79346"></span>appurare che la quasi totalità dei crimini commessi sul territorio italiano sono compiuti da stranieri. Eppure, nonostante la palese ignoranza statistica dell’alto porporato, il Card. Ravasi ha avuto la sfacciataggine di insinuare che l’omicidio dei due senegalesi è imputabile ai proclami di Radio Padania. Senza farne esplicitamente il nome ha affermato che: “questa estate mi imbattevo spesso in una nota emittente di un movimento politico, aperta a un filo diretto con gli ascoltatori. Con tutte le variazioni fonetiche dei vari dialetti settentrionali, il leit-motiv era costante: &#8216;Mandateli a casa loro! Cacciateli! Sono pericolosi, ci tolgono posti di lavoro, si allargano, sporcano e favoriscono la criminalità, vogliono una moschea in ogni quartiere&#8217;, e così via deprecando e, non di rado, inveendo”. Imputare alla pacifica gente padana la responsabilità di una stage messa in atto da un folle solitario, è un atto di sciacallaggio peggiore di un atto di pedofilia. Se papa Ratzinger vuole rianimare la cattolicità, incominci con il ridurre allo stato laicale, preti pedofili, teologi d’accatto e chi ha scambiato i pulpiti per dei scranni parlamentari dai cui vomitare sulle folle menzogne e invereconde falsità.</p>
<p>Gianni Toffali Verona</p>
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		<title>RUGBY SAN MARINO BATTE IL FANO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiofelici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[rugby club san marino]]></category>

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Questa domenica – settima di campionato &#8211; la prima squadra del San Marino Rugby era chiamata a confermare la vittoria riportata la scorsa settimana contro il Sena; invece la prova ha detto molto di più ...]]></description>
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<p><a href="http://www.giornale.sm/rugby-san-marino-batte-il-fano/317855_266552720058455_100001111871014_744444_209708878_n/" rel="attachment wp-att-77846"><img class="aligncenter size-medium wp-image-77846" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2011/11/317855_266552720058455_100001111871014_744444_209708878_n-300x199.jpg?ffac43" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Questa domenica – settima di campionato &#8211; la prima squadra del San Marino Rugby era chiamata a confermare la vittoria riportata la scorsa settimana contro il Sena; invece la prova ha detto molto di più nella settima gara del girone di andata sul campo di Chiesanuova. Intanto il risultato 52 a 5 con il quale si è conclusa la partita San Marino-Fano: 8 le mete dei biancoazzurri, tanto gioco, belle triangolazioni e intesa fra i giocatori, che stanno mettendo a frutto gli schemi dell&#8217;allenatore Zuccherelli, e soprattutto tanto divertimento e spettacolo per il pubblico.</p>
<p>Insomma davvero una bella prestazione corale dei sammarinesi, nulla di meglio per salutare il compagno Gonzalo Menin che oggi ha giocato la sua ultima partita nel Rugby Club San Marino prima del suo rientro in Argentina.</p>
<p>La cronaca: il RCSM parte subito alla grande e al 4&#8242; ecco la meta del capitano Giardi, oggi incontenibile nel gioco e nei punti realizzati (5 mete e 6 trasformazioni) che conclude una pregevole triangolazione con Pretelli, 7 a 0.<br />
Lo stesso Giardi si ripete al 15&#8242;, concludendo l&#8217;azione di Maiani Franco e Pastorin (ottima la sua prova), e al 22&#8242;, questa volta triangolando con Maiani Facundo.<br />
19 a 0 per il San Marino e fine primo tempo.</p>
<p>Secondo tempo e la musica non cambia; cominciano i cambi dalla panchina, Menin per Bucci e Rossi M. per Felici e il San Marino va in meta con Pretelli, che conclude l&#8217;azione avviata da Giardi; 26 a 0.<br />
Poi entrano Marchetti per Maiani Fc. e Borroni per Di Bisceglie e al 18&#8242; Giardi segna nuovamente su azione corale della squadra e poi trasforma; 33 a 0.<br />
Negli ultimi 10 minuti c&#8217;è posto per Conti, Arlotti e Gasperoni; intanto Menin mette a segno la meta con cui si congeda dal suo pubblico, meritandosi una standing ovation che saluta la partenza del giocatore dal Rugby San Marino per ritornare in Argentina, sua terra di origine. 40 a 0</p>
<p>Ma non finisce qui: Marchetti mette la palla oltre la linea al 35&#8242; (47 a 0) e al 39&#8242; ancora Giardi in meta, 52 a 0.<br />
In pieno recupero il Fano riesce a segnare la meta della bandiera, così il risultato finale si ferma a 52 a 5.<br />
Molto soddisfatto il tecnico Zuccherelli per il gioco espresso e la prova dei Titani del rugby, ma già si guarda avanti, alla trasferta di domenica prossima a Macerata.</p>
<p>Formazione del San Marino Rugby: TERENZI, BUCCI, KOYE&#8217;, GARAVINI, MENICUCCI, FELICI, TONELLI, MATTEINI, MAIANI FR., PRETELLI, DI BISCEGLIE, PASTORIN, GIARDI, SOLDATI, MENIN, ROSSI M., ARLOTTI, MAIANI FAC, MARCHETTI, CONTI, BORRONI, GASPERONI</p>
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		<title>Prove di fine legislatura &#8211; Alberto Chezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>La Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi è nell’ultimo periodo un gran fermento nella vita politica del Paese.
Forse galvanizzati oppure indotti anche dal mutato scenario politico in Italia.
La Democrazia Cristiana, che ha in questo momento la centralità della vita politica, è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2011/07/chezzi.jpeg?ffac43"><img class="alignleft size-full wp-image-67852" title="chezzi" src="http://www.giornale.sm/wp-content/uploads/2011/07/chezzi.jpeg?ffac43" alt="" width="175" height="220" /></a>Vi è nell’ultimo periodo un gran fermento nella vita politica del Paese.</p>
<p>Forse galvanizzati oppure indotti anche dal mutato scenario politico in Italia.</p>
<p>La Democrazia Cristiana, che ha in questo momento la centralità della vita politica, è aperta naturalmente al dialogo con tutte le forze politiche.</p>
<p>I socialisti hanno finalmente deciso di aggregarsi per il momento solo tra di loro.</p>
<p>In Consiglio Grande e Generale si stanno sperimentando, di fatto, le nuove alleanze che permetteranno, numeri alla mano, di rimanere saldi al potere e di poter prendere i provvedimenti che il momento richiederà.</p>
<p>La maggioranza ha acquisito un nuovo pregiato pezzo dopo aver perso gli ex DDC ora Unione per la Repubblica.</p>
<p>Purtroppo non è sufficiente.</p>
<p><span id="more-77258"></span>C’è chi chiede un Governo di Unità Nazionale, così come c’è chi chiede di andare direttamente alle elezioni.</p>
<p>Oppure in alternativa a tutto questo, c’è chi preferisce continuare, come ora, con il supporto esterno di forze politiche al momento all’opposizione, da alternarsi rigorosamente tra loro.</p>
<p>Dividi et impera.</p>
<p>Il problema vero è che, i numeri della maggioranza in Consiglio Grande e Generale sono troppo risicati.</p>
<p>Con un premio di maggioranza che ha favorito chi forse, in questo momento, conti alla mano, la maggioranza effettiva dell’elettorato non l’ha più.</p>
<p>Tutti i partiti stanno lavorando per ritornare al potere, con una grande corsa al centro, pensando che forse all’opposizione rimarrà solo Sinistra Unita.</p>
<p>Che però a ben guardare, alla fine, è molto più moderata di tanti altri moderati.</p>
<p>La nostra classe politica ce la sta mettendo tutta per auto delegittimarsi, cercando di individuare forme politiche che oramai non interessano più nessuno se non gli addetti ai lavori.</p>
<p>I giovani consiglieri hanno una difficoltà incredibile a emergere e agire anche in maniera autonoma, ingabbiati e imprigionati nei meccanismi interni dei partiti e guardati a vista dai “vecchi” volponi che navigano da anni nel mare della politica.</p>
<p>Purtroppo non ci si confronta sui problemi veri del Paese, ritardando scelte fondamentali per il futuro.</p>
<p>Forse in tutto questo “baillamme” sarebbe salutare la nascita di un terzo polo, con idee chiare su cosa fare per il Paese e abbastanza forte da poter scompaginare gli assetti politici che orami, ingessano la vita democratica e politica interna da troppi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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